I FONDI ANTICHI A STAMPA DI INTERESSE IBERISTICO IN QUATTRO BIBLIOTECHE DELLA PROVINCIA DI UDINE
Nonostante l’apparente lontananza geografica e storico-culturale della provincia di Udine dal mondo iberico, il fondo antico a stampa (1480-1830) di interesse iberistico presente in quattro biblioteche della provincia di Udine (Biblioteca Civica Guarneriana di San Daniele, Biblioteche Storiche Diocesane di Udine, Bioblioteca dell’Arte dei Civici Musei di Udine e Biblioteca dell’Archivio di Stato di Udine) si rivela ricco ed eterogeneo. Il risultato della ricerca finanziata dalla Regione Autonoma Friuli Venezia-Giulia, con un assegno di ricerca a valere sulle risorse della L.R. 34/2015 art. 5 c. 29-34, è il presente catalogo, che assolve una funzione didattica, come strumento di consultazione per la comunità universitaria e, allo stesso tempo, sostiene la valorizzazione di un patrimonio storico-letterario prezioso e sconosciuto ai più.
BELLO-BRUTTO / MI PIACE-NON MI PIACE
I libri del Renier, il nobile veneziano errante, sono sempre di piacevole lettura e ricchi di spunti interessanti e curiosi, in questo caso anche di pratici suggerimenti dovuti alla sua lunga e vasta esperienza.
TENTATIVO DI FUGA
Ventuno racconti brevi preceduti e introdotti, non a caso, da un prologo in cui vi sono due personaggi legati dallo stesso destino: trascorrere assieme alcuni anni in regime di privazione della libertà fisica.
I protagonisti dei racconti successivi sono alla ricerca di una via di fuga, frequente è il desiderio di una nuova vita, di una voglia di riscatto, di libera- zione da una solitudine, da un grigio conformismo, da una situazione problematica, a volte oppressiva e alienante: spesso con una scomparsa o con una ricomparsa sfidando anche i confini del reale. Il messaggio che traspare è la necessità di adattarsi a un ambiente ostico cercando di trovare un significato al di là dell’esistenza fisica. Per qualcuno arriva una sorta di giustizia inaspettata, una tragica fatalità che non lascia scampo.
ANTONOV 24
La bufera di neve non accenna a placarsi, nel turboelica fermo sulla pista del “Valerio Catullo” di Verona prendono posto 49 persone. Gli italiani sono 31, tutti piccoli imprenditori, commercialisti e uomini d’affari diretti a Timosoara e Bucarest, città chiave di un paese in cui stanno esplodendo poten- zialità economiche enormi, da poco sbloccate dalla caduta del regime comunista di Nicolae Ceausescu. È la sera del 13 dicembre 1995, Santa Lucia. Il comandante dell’aereo ha fretta di ritornare in Romania ma l’Antonov 24, costruito in Ucraina nel 1967, è in sovraccarico. I funzionari dell’aeroporto non si accorgono o non se ne curano, lo lasciano partire con le ali ghiacciate. Non è un decollo ma un salto sbilenco. L’Antonov si alza per meno di cento metri, vira e precipita in un pescheto poco dopo la fine della pista. Nessuno si salva. I processi penali si chiudono nel 2003 con condanne pesanti. Non così quelli civili, molti risarcimenti ad oggi non sono ancora stati pagati.
In questa ricostruzione giornalistica parlano magistrati, imputati, economisti e i congiunti di chi ha perso la vita. Parla, infine, la mancanza di segni a ricordo della tragedia.
TALI NOHKATI
All’inizio, non c’era nulla. La Luna e il Coiote, forze del Cielo e della Terra, si annoiavano. Si associarono per creare l’uomo. Il destino di Tali Nohkati, colui che cammina su due piedi, si confonde con quello dell’umanità. È l’inizio di una formidabile avventura per unire le civiltà e proteggere gli uomini. Questo racconto iniziatico ci conduce direttamente al centro della creazione accanto a personaggi valorosi e in compagnia di animali indimenticabili.
Padroneggiando la scrittura con uno stile notevole, Koza Belleli fa di questa epopea mozzafiato un omaggio alla fauna e alla flora e un vero e proprio invito a viaggiare.
IL VALORE DEL PATRIMONIO CULTURALE PER LA SOCIETÀ E LE COMUNITÀ
Il volume presenta i contenuti e commenta la portata innovatrice della Convenzione Quadro del Consiglio d’Europa sul Valore del Patrimonio Culturale per la Società, nonché le strategie elaborate per la sua implementazione, tracciando un bilancio del contesto italiano. Esperienze degli attori impegnati sul campo e ricerche accademiche mettono inoltre in luce il variegato panorama in cui le ‘comunità patrimoniali’, come definite dallo stesso testo giuridico, si trovano a sviluppare la propria azione di rigenerazione e trasmissione di un patrimonio spesso messo a rischio dalle politiche economiche, sociali e demografiche in seno all’Europa.
Il testo scaturisce dalla volontà di raccogliere i contributi presentati nel corso del Convegno ‘Convenzione di Faro e le Comunità Patrimoniali’, tenutosi a Venezia il 9 aprile 2018 nell’ambito delle iniziative di sensibilizzazione organizzate dall’Ufficio italiano del Consiglio d’Europa per l’auspicata e molto attesa ratifica da parte del nostro Paese. L’incontro ha visto la partecipazione di rappresentanti istituzionali, locali e internazionali, del mondo accademico e di associazioni della società civile impegnati nell’opera di tutela e valorizzazione del ricco patrimonio culturale europeo, nelle sue accezioni tanto materiali quanto intangibili.
Con questa collezione di interventi si sono altresì date alle stampe, per la prima volta in Italia, le testimonianze dirette di associazioni e comunità che da anni mettono in pratica i principi della Convenzione di Faro, con l’intento di favorire un confronto con analoghe esperienze europee.
ESTREMI D’ODIO, D’AMORE E D’AMICIZIA
Amori e amici, se sono per davvero, sono per sempre. Anche se appartengono a un lontano passato.
Tre donne e tre amori eccezionali ci restano dal 1616: la Giulietta di Shakespeare, la Dulcinea di Cervantes, la Dù Lìniáng di Tang Xianzu, autore di 牡丹亭, versione confuciana di Romeo and Juliet.
L’odio è oggi molto praticato. Amore e amicizia non hanno buona stampa. Eppure, hanno la stessa radice. La più illuminante (e più trascurata) documentazione in proposito è il De Amicitia di Matteo Ricci: primo libro scritto in Cina da un occidentale (per spiegare con una sola parola l’Occidente agli asiatici!). C’è ancora molto da scoprire, sull’amicizia e sull’amore.
COME AI NOSTRI DEBITORI
Cos’è accaduto alla festa del decennale della radio fondata dai compagni di scuola?
Chi c’è dietro il feroce pestaggio di un omosessuale?
Chi sta ricattando l’astro nascente della DC veneta, in procinto di diventare Ministro?
A inizio estate 1989 la cortina di ferro dà segni di cedimento e a Venezia stanno per arrivare per il concerto del secolo i Pink Floyd.
Nella sonnolenta città vicina il commissario Alberto Fossa, affiancato da un intraprendente ex infiltrato tra gli ultras, deve rimestare in acque assai torbide, tra luoghi malfamati, eversione nera, zone grigie delle forze dell’ordine, presunti emulatori di un sanguinario passato.
Le sue indagini incroceranno ancora la giornalista televisiva Caterina che in quella classe, e in quella radio, dieci anni prima c’era finita per caso...
UNA DI SETTE
Sono tutte donne vere, che ho incontrato realmente, proprio nelle circostanze che ho raccontato. Così come sono vere le vicende narrate, purtroppo. Le vite di queste donne, provenienti dalle più disparate e disperate parti del mondo e della Storia, sono tutte segnate da separazioni, sradicamenti, tragedie, infinite attese e solitudini, ma questo non le priva certo di senso, concretezza e bellezza. Un impasto di destini, insomma, dove il coraggio di ognuna, come una specie di lievito, preme e fermenta, dissolvendo le vicende individuali in una rappresentazione collettiva. Coraggio e cuore, natu- ralmente, perché senza il cuore, anche il coraggio vale meno di niente. Così, da semplici oggetti di un mondo esteriore che le plasma, le definisce o le distrugge, le mie donne diventano soggetti di un mondo interiore che ferocemente affermano, difendono e rinegoziano, giorno per giorno.
È l’eterna lotta di ogni essere umano per una vita migliore. Qualche volta per una vita e basta.
MATTEO IL MAESTRO VETRAIO
di Paola Zoffoli (autore) e Fabio Visintin (Illustratore)
Matteo vi accompagnerà per scoprire tutto sul mestiere del maestro vetraio: chi è, come e dove si svolge la sua attività, come si presenta l'oggetto principale del suo lavoro, quali sono gli strumenti usati e chi sono i suoi collaboratori. Un'occasione per esplorare gli aspetti più interessanti legati a questo storico mestiere e alla città di Venezia curiosando tra dettagli di storia, parole nuove, note informative, indicazioni pratiche e richiami alla tradizione locale.
Altre informazioni →UNA BAMBINA La sua guerra
Maria Luisa Semi, una bambina molto amata dai suoi genitori, figlia unica fino ai sette anni, ha vissuto l’infanzia coccolata, ma nello stesso tempo considerata “una persona” capace di pensare, ragionare e prendere coscienza di quanto, in anni difficili, accadeva; gli avve- nimenti che fossero familiari o estranei sono sempre stati da lei vissuti con partecipazione e in prima persona. Mai infatti le è stato detto o fatto capire che non fosse all’altezza, quanto in realtà non capiva era dovuto soltanto alla sua tenera età e non alla considerazione da parte degli adulti. Per questa sua attenta partecipazione, per il suo sentirsi bambina, ma non piccola del tutto, ha potuto, grazie anche alla sua fortunata memoria, rivivere, più che ricordare, eventi che sembrano, e che sono, lontani nel tempo, ma per lei di costante attualità.
MAFIA COME M La criminalità organizzata nel Nordet spiegata ai ragazzi
«Che cos’è la mafia?» è la domanda rivolta agli studenti delle scuole all’inizio di ogni incontro scolastico gestito dai componenti dell’associazione “Cosa Vostra”, nell’alveo di un preciso percorso educativo nel settore della legalità. Una domanda semplice, la cui risposta non è affatto scontata. Stefano (nome di fantasia) ha dodici anni e frequenta la scuola media. Con una cadenza veneta assai marcata esclama il nome di un Presidente del Consiglio. Tre giovanissime liceali affermano invece che la mafia è un’istituzione sociale e che, in quanto tale, è difficilmente eliminabile. Una deduzio- ne molto eloquente, che impone una riflessione di fondo: la nuova generazione che si prepara a entrare nel mondo degli adulti, divenendo attore nelle istituzioni pubbliche e private, ha già una visione distopica della società? Anna (altro nome di fantasia) anche lei dodicenne, sentenzia: «Secondo me, la mafia è lo Stato». Quella di Anna è una considerazione inquietante, che fa venire i brividi. Che insegnamento sta trasmettendo la classe dirigente italiana ai giovani? Sicuramente si sta veicolando un messaggio pedagogico distorsivo sui meccanismi di autoriproduzione del crimine organizzato. Difatti, anche se i mafiosi per mantenere il loro potere politico ed economico colludono o fanno affari con esponenti delle Istituzioni, come hanno dimostrato più volte le indagini condotte dall’Autorità Giudiziaria, Asia dimentica che è lei parte attiva di questo Stato. È lei stessa lo Stato. E lei può fare molto contro la mafia. Come tanti altri giovani come lei.
C’è un altro aspetto importante che emerge in tutti gli incontri effettuati, divenendo il comune denominatore tra quanto indicato al riguardo dagli studenti delle scuole del Nordest: la mafia è spesso considerata un problema che interessa esclusivamente il Sud d’Italia. Ed è proprio questa idea che il presente lavoro intende modificare, ripercorrendo la storia del Triveneto, sotto l’aspetto giudiziario e criminale, dal secondo dopoguerra circa a oggi. Ecco perché è un libro ideato per i ragazzi (ma non solo) e soprattutto fatto con la loro collaborazione. È un volume che testimonia incontri, redatto con la speranza di creare l’“ottimismo della volontà”, gettando il seme della conoscenza e dell’educazione alla Legalità.
Prefazione di Franco La Torre e Postfazione di Attilio Bolzoni