Nuova recensione… GRAFFIANTE!

“La durezza d’animo procura sofferenza. Spesso, spinge a dire cose che feriscono, che in realtà non si vorrebbe pronunciare. Sotto i suoi spasmi cambia anche il timbro della voce, fino a farlo passare per suoni sfumati, affettati. La durezza pone l’accento su modi rozzi, scontrosi. Quando si è ruvidi d’animo e di parole appari come un’amante capriccioso, viziato. Ricacci indietro i sorrisi e stringi le labbra per livori ereditati, acquisiti, oppure semplicemente, per vezzo o per ribellione. Finisci così a mostrare il peggio di te, stando zitto e fermo. L’antipatia, se c’è, si vede senza troppe scosse e rivelazioni. Così, ciò che mantieni segreto appare chiaro e addirittura svela quella curiosità tanto amata dalla gente che adora farsi i fatti degli altri. E la sniffata di bestemmie, come conseguenza del torto subìto, non ti risparmia dal nervoso che sale come il sole dopo l’alba. Fare lo gnorri, sentirti diverso, è una punizione che ti impartisci da solo per sganciarti dal silenzioso duello di sguardi. Diventi belligerante per evitare qualsiasi argomento scomodo, attacchi per non essere attaccato, e te la ridi quando ferisci con presunzione. Fai il gradasso e poi ti svendi, e anche per poco. Entri in conflitto con quello che sei e con ciò che vorresti essere, allora attivi la disistima che non ha nessuna decenza nel metterti al tappeto. Senti, inoltre, l’eco dei colpi bassi che ti sferrano quando sei più fragile e, con il tempo, comprendi di essere stato un imbecille nello stare dietro a chi non meritava neanche un grammo della tua attenzione. Ci metti un po’ a capire, ma poi trovi quel che cerchi consapevole che ciò che detestavi era solo il frutto di un rifiuto ancestrale.
In Graffio di Tessa Rosenfeld vivi il tormento di una donna, Nikla Poggiardo, asfissiata da una madre acida e amata da un padre che la lascia libera di fare quello che decide per se stessa. La protagonista vuole far vedere alla famiglia che sa cavarsela da sola, ma inciampa in una relazione tossica con un notaio che la usa soltanto. La Poggiardo detesta i bambini, adolescenti inclusi. Non li sopporta, e c’è anche un motivo che si annida nelle retrovie della consapevolezza. Quando da Roma si trasferisce nel Salento, che è la sua terra d’origine, i demoni non le lasciano scampo. E lì deve fare i conti con molte cose in sospeso, anche con quelle brutte ed inaspettate.
Bellissimo il romanzo. Il libro è scritto molto bene, la prosa è ficcante, ironica, dissacratoria. Meravigliosi gli spicchi di dialettismo che danno grinta allo stile linguistico e al racconto. Alcune figure secondarie, per così dire di sostegno alla principale, hanno una forza talmente disarmante che potrebbero tranquillamente essere affiancate alla protagonista per pari fascino e personalità. La narrazione non stanca e la sua struttura è ben salda.”
Potrete rileggere e condividere la recensione della giornalista Lucia Accoto su www.emmepress.com